Che diremo stanotte all'amico che
dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l'amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla.
Parleremo sommesso.
La notte avrà il volto dell'antico dolore
che riemerge ogni sera, impassibile e vivo.
Il remoto silenzio soffrirà come un'anima,
muto nel buio.
Parleremo alla notte che fiata, sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio, al di là delle cose,
nell'ansia dell'alba che verrà d'improvviso
incidendo le cose contro il morto silenzio.
L'inutile luce svelerà il volto assorto del giorno.
Gli istanti taceranno e le cose parleranno sommesso. |